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febbraio 2006

Intervento alla Voce del Popolo sulla situazione culturale torinese

Egregio Direttore,

 

mi permetto di intervenire in merito all’interessante  dibattito sulla presenza politica dei cattolici a Torino, aperto dal significativo intervento di Carlo Audisio del 5.2.2006. Ad esso sono seguite alcune prese di posizione di uomini politici e - la scorsa settimana – di uomini di cultura, a cui vorrei aggiungere la mia voce. Credo infatti che la delicatezza del contesto in cui si colloca l’attuale situazione politica e culturale italiana – caratterizzato da una eccessiva conflittualità, unita a risorgenti sentimenti di ostilità alla presenza della Chiesa nella società (soprattutto da parte di neonate forze politiche e di vetusti esponenti del mondo culturale…) -  renda assai importanti tali riflessioni da parte dei cattolici e di chiunque abbia a cuore il bene della Chiesa e dell’intera società.

Quale contributo al dibattito in corso, a partire soprattutto dalla mia personale esperienza,  mi sembra di dover individuare una prima e fondamentale emergenza: quella educativa. Come giustamente affermato nell’importante “Appello sull’educazione” (sottoscritto da numerose personalità del mondo culturale, politico, sociale, anche in Piemonte) la prima responsabilità – anche per i cattolici! -  è proprio quella educativa, cioè l’impegno ad “introdurre alla realtà ed al suo significato, mettendo a frutto il patrimonio che viene dalla nostra tradizione culturale”. Senza questa azione non può che affermarsi una mentalità secondo cui nulla ha valore (se non il potere o la condizione sociale), tutto è uguale e nessun luogo (a partire dalla famiglia fino alla Chiesa) può pretendere di proporre un’ipotesi per cui valga la pena vivere e fare sacrifici.

Ciò ha delle conseguenze immediate, anche sulle priorità ineliminabili nell’agire politico: a) la libertà di educazione, ad ogni livello. Iniziando dalla garanzia della piena agibilità di tutti i soggetti (cattolici inclusi) nelle scuole e nelle università, dove rigurgiti di vecchie e nuove ideologie sembrano in certi casi impedirlo, dando spazio ad episodi di intolleranza contro la presenza dei cattolici (di cui sono documentazione anche le varie scritte ingiuriose contro la Chiesa e il Santo Padre); fino alla difesa del pluralismo scolastico, reso effettivo in Piemonte dalla legge sul buono scuola, oggi messa pericolosamente in discussione da certo laicismo della Giunta Bresso. In merito sia consentita una osservazione ulteriore: la quasi totalità del mondo politico e istituzionale (dal Sindaco, alla stessa Presidente della Regione, al vicepresidente di Confindustria) ha ribadito l’importanza delle comunicazioni con l’Europa, assicurata dalla TAV: concordo pienamente, ma perché – invece – allontanare proprio sulla libertà di educazione il Piemonte dall’Europa abolendo (o vanificando) il “buono scuola”, quando è noto che in tutta Europa, a cominciare proprio dalla laicissima Francia, nessuno più discute i contributi alle famiglie e alle scuole libere? b) La libertà di costruire dal basso, secondo quel principio di sussidiarietà in base al quale trova espressione il desiderio di felicità proprio del cuore dell’uomo e che costituisce l’unica effettiva barriera all’invadenza del potere e garanzia effettiva del “bene comune”. Per rimanere alla cronaca recente, di rilievo è in proposito il provvedimento governativo del “5 per mille” che costituisce una effettiva inversione di tendenza rispetto al diffuso statalismo (anche locale…).

Altro si dovrebbe dire circa l’importanza della tutela della famiglia e della vita; su questo, peraltro, concordo con quanto scritto proprio da Carlo Audisio e ribadito da altri interventi (come quello di Giampiero Leo e Alberto Mina)  in cui mi ritrovo.

Mi auguro che queste mie riflessioni possano contribuire al dibattito avviato, ben conscio dell’importanza della posta in gioco e del fatto che – proprio per questo – oggi occorre una buona dose di coraggio e di impopolarità ad essere cattolici in politica, chiamati  a difendere a beneficio di tutti una realtà sociale viva e concreta e non solo valori disincarnati.

 

            Con i più cordiali saluti,

 

                                                           Prof. Michele Rosboch

                                (Presidente del Centro Culturale Frassati)

 

Torino, 26 Febbraio 2006 

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