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gennaio 2004

Al Lavoro! della Compagnia delle Opere 16-1-2004

E’ difficile non essere preoccupati per le sorti dell’Italia. Le vicende dei bond Cirio, il caso Parmalat, gli scioperi selvaggi hanno in fondo la stessa radice: gli interessi di parte, anche quando vengono chiamati diritti, vengono fatti valere più del bene comune.

Tutto questo, insieme alla non volontà delle Istituzioni e della classe politica a ricercare un vero dialogo per trovare soluzioni positive, accade in un Paese in cui, per affermare il diritto come criterio dell’azione e dei rapporti, si è fatta una rivoluzione giudiziaria, il cui esito oggi vediamo essere – paradossalmente – la deriva del diritto stesso. Una lenta deriva verso il nulla.

Così, a livello personale e sociale, nichilismo e manicheismo sembrano i soli approdi cui tendere.

Ma sul nulla non si può costruire, tanto meno rapporti giusti, che non siano fondati, ultimamente, sulla violenza. Né si può sperare.

La speranza è possibile solo a partire da qualcosa che viene prima del diritto: dal riconoscimento della positività della realtà, una positività in atto, un significato che è fuori di noi, a cui il nostro essere inesorabilmente tende e drammaticamente chiede.

Questo riconoscimento fonda un lavoro per cercare e affermare il senso della vita e della realtà.

Noi abbiamo puntato su questo lavoro perché è il significato – il vero, il giusto, il bene - della realtà che fonda il diritto. Ed è solo la tensione ad esso che consente gratuità e responsabilità, che sono le condizioni per una vera convivenza.

Senza la tensione di ciascuno al Bene, non si può costruire il bene comune. A nessun livello.

Compagnia delle Opere

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Al Lavoro! della Compagnia delle Opere 16-1-2004

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